Una riflessione sulla diffusione dell’Augmented Reality

Il titolo di questo post non lascia dubbi a quella che vuole l’argomento che seguirà. La scorsa settimana è giunto un commento al mio post relativamente alle applicazioni che sono state fatte negli scorsi mesi nel campo dell’augmented reality ed è stato chiesto se le applicazioni per l’AR si basassero su grafica tradizionale o grafica 3D.

Virtual mirror RaybanNon so se queste poche righe possano essere chiarificatrici in merito o serviranno ad essere solo un’ulteriore voce in merito a questo argomento.La realtà è questa, si parla molto di questa innovativa tecnologia, ma quanti realmente si stanno adoperando per realizzare qualcosa del genere? Le applicazioni che si vedono sono le più svariate, dall’ambito meramente pubblicitario, basti ricordare l’Audi “messa” sulla copertina della celebre rivista Wired con l’ausilio di marker AR, a giochi come la visualizzazione del casco di un Transformer per divertirsi con i propri amici, a qualcosa di più interessante e commercialmente appetibile come il Virtual Mirror proposto da RayBan, o la sciocca idea di sistemare un marker del genere su un biscotto (scusate ma questa lo ricorderete dal mio post, proprio non l’ho accettata.

La tecnica alla base è semplice da spiegare, sicuramente molto meno da implementare. Il processo prevede un riconoscimento di un’immagine codificata. Si tratta di quanto viene definito un marker AR che consente mediante il suo riconoscimento di ricondurre il flusso video generato dalla ripresa tramite smartphone e/o webcam in un’immagine ben precisa o addirittura animazione.
Il tutto si basa su una libreria di grafica avanzata che consente di elaborare queste immagini per poi codificarli in questi marker che vengono riconosciuti dai dispositivi video.
Comprendere il funzionamento di questa libreria non è semplice, esistono dei tool/software messi a disposizione gratuitamente per lo sviluppo di tali applicazioni, ma non sono di intuitiva comprensione ( io sto accingendomi a provarci dopo averne scaricato uno la scorsa settimana).
Molti di questi software prevedono una conoscenza avanzata dei linguaggi di programmazione come C++, non ho incontrato ancora sul web tool che consentano uno sviluppo più semplificato, mi viene in mente in questo momento quello che svolge WxGlade per Python, scusate il divagare informatico.

Forse anche questo può essere sintomatico del perché benché tutti siano affascinati da questa tecnologia, in realtà non sono poi in tanti ad avere investito in questo sviluppo. Sicuramente, il settore turistico potrebbe avvantaggiarsi con l’uso di questo strumento, ma non ho letto di nessun investimento in tal senso.
Certo forse parlare di questo potrebbe essere considerato precoce se si pensa a quante strutture ancora in Italia, e soprattutto nel sud, non sono ancora dotate neanche di un sito web, figurarsi una tecnologia del genere… Ma io penso, perché non guardare avanti, se ci sono buone idee, e su queste bisogna lavorare, perché dovrebbe essere tanto difficile pensare di investire per qualcosa che possa portare un vantaggio. Pensate alla potenzialità che una tecnologia del genere può avere intrecciandola con i social network, o con altri sistemi non necessariamente web based. Pensiamoci!

Io in queste righe ho fatto una semplice riflessione, voglio lasciare la questione aperta a chiunque voglia dire la sua in merito, proviamo a tirare insieme delle conclusioni.

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Augmented Reality: non solo web marketing

Augmented RealityOrmai effettuare una ricerca su Google inserendo come parola chiave ‘Augmented reality’ significa aprire un mondo parallelo su quella che è l’esperienza della vita reale sul web.
Si è già diffusamente parlato di come questa tecnologia possa essere un punto a favore per chi intenda fare marketing sul web, basti pensare ad applicativi come Layar e Wikitude, ma non è solo questo. Di seguito una carrellata di idee innovative ma non mancano quelle strane!

È di qualche settimana fa il lancio da parte di Adidas, previsto però per febbraio, di una nuova linea di scarpe con incluso un codice AR che permetterà di interagire con il prodotto acquistato basterà semplicemente inquadrarlo con la fotocamera del proprio smartphone o porla davanti alla webcam del proprio pc (ok all’acquisto, ma chi si toglierà le scarpe e se le mette davanti dopo un po’ !).

A fine anno, l’AR sembrava dividere le opinioni: c’era chi lo riteneva un gioco alla moda destinato a scomparire e chi invece pensava potesse incentivare i consumatori all’acquisto offrendo benefici sensoriali ed informativi. A spingere verso il secondo fronte ci ha pensato l’USPS – il servizio postale degli Stati Uniti – che ha utilizzato dei codice AR per agevolare la scelta delle diverse tipologie di box postali in base alle dimensioni dell’oggetto da spedire.

Esquire, nota rivista americana, ha enfatizzato il numero di dicembre grazie all’augmented reality, sistemando diversi marker tra le pagine per trasportarne le immagini e le fotografie nel regno dell’animazione. È possibile così vedere Robert Downey Jr. che prende vita in copertina, e Gillian Jacobs che racconta barzellette diverse a seconda dell’ora del giorno.

Sempre negli States in fase di test anche in ambito militare si è pensato di sfruttare questa tecnologia. Si tratta di un sistema chiamato ARMAR – Augmented Reality for Maintenance and Repair – per riparare l’auto anche senza alcuna nozione di meccanica. Sviluppata dalla Columbia University Computer Graphics and User Interface Lab si basa su un dispositivo mobile con sistema operativo Android e su un accessorio indossabile al capo per una più comoda azione. Direttamente davanti agli occhi si vedrà il motore e la sua soluzione digitalizzata. Le animazioni 3D aiutano a sostituire i prezzi o a riparare i piccoli guasti nel modo più essenziale e diretto possibile.

Interessante trovata quella messa in piedi da Ray Ban, la nota marca di occhiali che sfruttando questa tecnologia ha creato una sorta di specchio virtuale che permette di simulare sul volto delle persone i vari modelli di occhiali favorendo la scelta dell’acquirente.

Ed ancora Ferrari ed Nvidia che sfruttano i vantaggi di questa tecnologia per mostrare il rendering fotorealistico ed interattivo del cerchio in lega di un’autovettura.

C’è chi addirittura ha pensato di realizzare dei biscotti con annesso codice AR da inquadrare per vederli animare ( a che pro!?!) o di proiettare un enorme QRcode su un grattacielo per renderlo interattivo, beh, in questo caso uno spot pubblicitario ci starebbe bene!

Queste alcune delle idee proposte da case produttrici ma c’è già chi pensa di sfruttare tutto questo per lanciare moderne apparecchiature da rivendere sul mercato. Basti pensare a Intel Intelligent Digital Signage Concept, il nuovo prototipo di dispositivo destinato alle applicazioni di “Augmented reality” il dispositivo dimostrativo consta di uno schermo da ben 90 pollici di diagonale e fa uso di un processore Intel Core i7 abbinato a Microsoft Windows Embedded Standard 2011, una piattaforma ottimizzata proprio per gli impieghi “digital signage”. Nella dimostrazione è stato emulato un negozio nel quale i clienti possono utilizzare lo schermo multitouch per esplorare le diverse proposte commerciali, cercare le promozioni, inviare commenti e pareri sui prodotti, leggere le recensioni di altri utenti, visualizzare lo storico delle vendite e condividere con gli amici ciò che hanno scoperto tramite i social media e l’integrazione con i telefoni cellulari.

A questo punto che dire, la fantasia nello sfruttare questa tecnologia non ha limiti basta dargli un senso, degli esempi, addio ai fogli delle istruzione di montaggio o ancora pensate a quante volte siete andati in vacanza all’estero, siete entrati in un ristorante e vi hanno portato davanti un menu incomprensibile, bene immaginatevi invece un menu con marker AR che oltre al nome vi faccia vedere il piatto finito in 3D, addio brutte sorprese …e soprattutto quale migliore strumento di promozione per un’attività!

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Da Favorite Places a Goggles: l’evoluzione di Google tra Qr Code e Augmented Reality

Favorite Places e GogglesÈ dell’inizio della scorsa settimana il lancio da parte di Google di un nuovo straordinario strumento per la fruizione della realtà aumentata su dispositivi Android 1.6+: Google Goggles. Questo lancio avviene a distanza di pochi giorni dall’iniziativa dell’integrazione di Favorite Places sulle Google Maps.

L’innovativa idea di Google Goggles prevede la possibilità di trovare informazioni semplicemente scattando una foto ad un oggetto/ luogo di particolare interesse attraverso il proprio smartphone. Si tratta di un’idea ancora in fase sperimentale che prevede la possibilità di riconoscere e ricercare informazioni utilizzando come chiave di ricerca non più una combinazione di parole chiavi, ma una foto. È un’applicazione di ricerca visiva che può essere integrata con le Google Maps permette di conoscere rapidamente anche altre informazioni relative alla zona dove il punto di interesse fotografato si trova, e Goggles fornisce anche delle informazioni sulle aziende vicine a dove ci troviamo, mostrando i loro nomi direttamente nell’anteprima della fotocamera

Il funzionamento è estremamente semplice: l’utente non deve far altro che scattare una foto dell’oggetto desiderato e inviarla a Google. La scansione dell’immagine viene automaticamente convertita in una query da sottoporre al motore di ricerca. Non occorre scrivere o scegliere altro: semplicemente il motore “vede” l’oggetto, lo cerca e restituisce all’utente le informazioni ricavate.

Per il momento sono solo sette le categorie su cui Google promette di fornire risultati apprezzabili: monumenti, libri, informazioni di contatto, opere d’arte, luoghi, vini e loghi. Per ognuna di queste categorie, infatti, Google ritiene oggi di avere a disposizione un numero sufficiente di informazioni e di immagini sulle quali effettuare i confronti per restituire le risposte cercate.

Ad esempio, promettono che fotografando una bottiglia di vino, se ne otterranno informazioni sul gusto, immortalando un monumento se ne otterrà la storia, fotografando una strada di una qualunque città se ne otterrà il posizionamento geografico o addirittura il riconoscimento istantaneo.

Perché il sistema funzioni al meglio, è necessario che l’immagine venga scattata alla massima definizione possibile. Lo scanner si mette subito in azione e in pochi secondi il risultato è a portata di lettura. L’applicazione è già scaricabile da Internet a titolo gratuito (l’unico costo correlato è per il traffico e dipende quindi dall’abbonamento) e per il futuro è prevista una versione di Google Goggles anche per piattaforma iPhone.

Non dimentichiamo sempre di questo anno il lancio dell’iniziativa di Google relativamente alla innovativa tecnologia di Favorite Places, servizio che si avvale dell’ausilio delle Google Maps e della nascente tecnologia QRcode. L’accesso a questo tipo di tecnologia potremmo definirlo di casta, infatti per il momento si tratta dell’individuazione dei luoghi di interesse preferiti dalle star, ma ciò non togli che nel futuro questo possa essere esteso anche ai nostri “favorite places” .

Anche il funzionamento in questo caso è molto semplice: il punto di interesse segnalato viene contattato dallo stesso Google che fornisce loro già il QR Code contenente il link alla pagina web contenete tutte le informazioni dell’esercizio specifico.

Questo codice, esposto nel locale, viene inquadrato con la fotocamera del proprio smartphone e con gli applicativi di lettura disponibili sul web, viene decodificato per permettere l’accesso alle informazioni.

Con entrambe le iniziative Google sta dando una spinta diversa per l’evoluzione della visibilità sul web, spinta da non ignorare per ottenere posizioni di rilievo rispetto ai propri competitors.

A cura di Rosellina Narcisi.

Ringrazio personalmente la Narcisi per l’ottimo approfondimento su un tema, la realtà aumentata appunto, molto in voga ultimamente e che sarà sicuramente un osservato speciale nel 2010 per quanto concerne le nuove tecnologie applicate al turismo.

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